Borsa a tracolla dei Megadeth, giacca in pelle, biglietti e si parte!
Sono ancora le 8 e 30 del mattino quando, dopo aver preso la metro da Benimaclet ( mio quartiere di residenza), mi ritrovo alla stazione ''Valencia Norte" aspettando il treno delle 9 e 40 con destino Zaragoza rock city...
nella totale impazienza guardo le lancette dell' orologio scorrere sempre più lentamente sino a segnare l'ora di imbarco in un dignitoso treno regionale della Renfe .
Nonostante la consistente durata del viaggio , tra una piacevole conversazione con il musicista australiano che siedeva al mio fianco e una doverosa "siesta" , quasi perdo la cognizione del tempo, incontrandomi alle 14:15 precise alla stazione "Delicias" di Zaragoza.
Salutato il mio nuovo amico australiano, mi dirigo verso la fermata dell'autobus fuori dalla stazione e aspetto il numero 21 con direzione Zaragoza centro.
Durante il viaggio in autobus non posso non fare caso alle tre ragazze pluriaccessoriate di magliette e merchandise dei Megadeth, iniziando a respirare l'aria di una città che da molti è considerata come la capitale del rock in Spagna.
Giunto a destinazione , faccio una breve passeggiata "ripassando" i pezzi dei Megadeth e dei Judas Priest, e ammiro la bellezza e la pulizia di una città che in poco tempo mi è già entrata nel cuore...
Alle 15:30 mi ritrovo in calle del coso chiaccherando con un cileno davanti all'ostello, entrambi aspettando che ci venissero a portare le chiavi delle camere che avevamo prenotato via internet, e scoprendo che anche lui veniva da Valencia e la sera andava al mio stesso concerto!
Arrivata la signora dell'ostello per darci il benvenuto, l'ostello si rivela davvero una gran sorpresa : pulito, stanze spaziose con aria condizionata e televisione, area comune provvista di forno, frigo e merende per la colazione e nessun altro ospite se non me , Pedro (il cileno) e un anziano signore.
Sono già le 16:00 quando mi “accorgo” di non aver pranzato ed esco dall'ostello in cerca di qualcosa di commestibile!
Opto allora per un pranzo veloce al Burger King , distante qualche minuto dalla mia sistemazione, e mentre colgo l'occasione per dare un'altra “vuelta” per i dintorni.
Tornato all'ostello per le 18:00 mi incammino con Pedro verso Plaza de Toros, dove alle 20:00 in punto apriranno il “Priest Feast” i Testament:
La Plaza de Toros, chiusa in occasione dell'evento, presenta uno scenario molto suggestivo, un palco gigante e un ambiente heavy pienamente consono all'evento che da li a poco avrebbe avuto inizio.
Dopo aver preso la birra più cara della mia vita ( 8 euro la cosiddetta “litrona”) ci posizioniamo sugli spalti della plaza ,iniziando ad andare su e giù con la testa al ritmo dei Testament.
Il concerto dei Testament non dura molto , ma risulta vitale per scaldare un ambiente sempre più impaziente per l'arrivo di Dio dal cielo, per l'arrivo di Dave Mustaine!
In questo caso preferisco spostarmi dagli spalti per dirigermi in terza fila, proprio davanti a “Chris Broderick” chitarrista dei Megadeth...
L'arrivo di Mustaine è salutato da un boato del pubblico inneggiante Dave e la band statunitense , pronta a comunicare sul palco tutta la sua eneregia con un pezzo come “Sleepwalker”, canzone edita dall'ultimo album “United Abominations”.
Il pogo ha inizio e mi trovo cosi spingendomi a ritmo di megadeth con i metallari più prossimi.
Dopo aver suonato un classico come “Wake Up Dead” e “Take No Prisoners”, arriva il momento di “A Tout Le Monde” intonata dall'intera platea e eseguita come tutte le altre canzoni dalla band di Mustaine & co.
La tracklist si sussegue cosi con classici del calibro di “Skin O' My teeth”, “She-Wolf”, “In My Darkest Hour”, “Symphony of Destruction” , “Sweating Bullets” sino ad arrivare alla “pogatissima” “Hangar 18”, dove Mustaine e Broderick, se non l'avevano già fatto, mostrano di essere due chitarristi con gli attributi e portano il pubblico alla più totale “ lokuria “ tra salti e spinte.
Dopo aver fatto un breve ritorno tra le quinte, richiamata a gran voce dal pubblico, la band heavy statunitense torna a scatenare il panico tra le prime file , iniziando a suonare con un incalzante basso un classico come “Peace Sells” e chiudendo la serata con “Holy Wars”.
I megadeth salutano allora con grande stile il pubblico e io per poco non riesco a prendere un plettro gentilmente lanciato dal grande Dave.
Alla fine del concerto dei Megadeth ho il piacere di vedermi con Paula, un' amica di Zaragoza con cui vedo il seguente concerto dei Judas Priest spostandomi stavolta qualche fila indietro sulla sinistra.
Nonostante l'età, sia Hatford che i Judas sono in perfetta forma, e lo si può vedere dal primo pezzo “Prophecy” che da subito mette in evidenza la bravura di quello che per me è stata la sopresa della serata, ovvero “Scott Travis” batterista di grandissimo livello e stile.
La tracklist del concerto è la seguente :
Metal Gods, Eat Me Alive, Between the Hammer And The Anvil, Devil’s Child, Breaking the Law, Hell Patrol, Death, Dissident Aggressor, Angel, The Hellion / Electric Eye, Rock Hard, Ride Free, Sinner, Painkiller, Hell Bent For Leather, The Green Manalishi (With the Two-Pronged Crown), You’ve Got Another Thing Coming.
Halford come detto è veramente in forma e pronto a usare il suo screaming con grande effetto. Accanto a lui, la coppia chitarristica Glenn Tipton / KK Downing si dimostra sempre piena di classe e stile "very British", il pubblico dalla sua si scatena!!!
Finito il concerto con un grande dolore di testa faccio un giro per Zaragoza con i miei amici per poi incamminarmi verso l'ostello.
Il giorno dopo è l'ora di lasciare la bella Zaragoza che in soli due giorni è riuscita a regalarmi sensazioni ed emozioni indimenticabili...
alla prossima!
Nino.
martedì 24 marzo 2009
lunedì 23 marzo 2009
Postumi in vita.(cit.)

No line on the Horizon sancisce il ritorno sulle scene degli u2, un lavoro che nulla aggiunge alla carriera della band irlandese da troppo tempo priva di smalto e di idee.
Premessa.
Quando ci si accinge a commentare o a disquisire di un lavoro degli u2, bisogna fare dei distinguo, onde evitare di essere accusati di iconoclastia dai fanboy della band di Bono & soci.
E' chiaro che a distanza di trent'anni dal debutto(avvenuto con Boy, 22 ottobre 1980), un cambiamento di stile e un'involuzione compositiva non sono da considerare sacrileghi, ma appare ben evidente che è rimasto ben poco dello spirito degli esordi.
Bono Vox più che il frontman di una rockband sembra un'ologramma pubblicitario, intento a collezionare cappellini di Prada(cit.) e collaborazioni con artisti alla canna del gas (Mary J. Blige,Greenday...), per non parlare di alcune dichiarazioni a favore del conflitto in Iraq, che solo a sentirle, il bambino della copertina di Boy avrebbe seduta stante i conati di vomito.
Passi tutto questo, passino anche le centinaia di edizioni dell'album (con il poster,senza il libretto,con i peli pubici di The Edge(cit.)ecc.ecc.), che ci appaiono francamente inaccettabili.(cit.)
Per chi scrive, i primi cinque lavori della band di Dublino, sono balsamo per l'umanità, ascoltarli è di una piacevolezza unica.
October,War,The Unforgettable Fire possiedono una freschezza compositiva, un lato oscuro e liriche che ammaliano.
No Line On The Horizon contiene sicuramente qualche hit accattivante, qualche pezzo più ricercato, grazie anche all'ottima produzione di Brian Eno; tuttavia l'impressione globale, nonostante questo lavoro sia senz'altro migliore dei predecenti da dieci anni a questa parte, mi porta a pensare che quest'album sia prescindibile, non aggiungendo nulla al curriculum della band.
Rivaluterò in secondo giudizio gli u2 a Milano il 7 Luglio, dove la band si esibirà, avendo già fatto mattanza ai botteghini (tutto sold out in poche ore), sperando di ascoltare qualche brano degli esordi, di quelli che hanno di fatto sancito la grandezza e la fama a Bono e compagnia.
Valerio
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